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VUOTO E ARCHITETTURA (2)

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  Caro ragazzo, noi siamo ancora qui a chiacchierare, mentre tu sei scomparso nel buco in cui eri andato a cercare tuo fratello 1 La continuazione del post precedente è d’obbligo visto che amici interessati all’uno o all’altra equivocano, forse perché non hanno capito che l’accento era (è) sulla congiunzione. Gordon, architetto mancato, ha suonato il La, sta a noi comporre un pezzo: la musica. Ma un vocabolario del vuoto o le sette note del pentagramma ancora non esistono, anche se molti, praticamente ignoti, ci hanno lavorato e ci stanno tuttora lavorando: quello dell’americano è stato essenzialmente il suono di una sola nota. Architetto mancato, ho detto, e ho cercato già di spiegare l’aggettivo parlando di cosa è per me l’architettura. Comunque puntare l’attenzione, strutturale quindi architettonica, sul vuoto è stato importantissimo (il mondo, con cinquant’anni di ritardo se ne sta accorgendo), ma forse oggi non è più sufficiente a produrre una vera composizione. Riflettendo, ...

IL VUOTO E L' ARCHITETTURA

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Molti artisti, famosi o meno, negli ultimi cinquant’anni hanno rinnovato il linguaggio dell’arte visiva, ma ritengo che abbia affrontato il rapporto vuoto-architettura il solo Gordon Matta Clark. Oggi, a mezzo secolo dalla sua morte, il suo messaggio si è finalmente imposto all’attenzione generale, e quindi è necessario che tutti gli artisti confrontino il proprio lavoro 1 con il suo. Dopo il gesto (gesto sottolineo) di Marcel Duchamp 2 , che ha aperto letterariamente al vuoto non c’è spazio qui per affrontare quest’argomento e mi affido al buonsenso di chi mi legge, ma due parole vanno spese comunque, seguendo gli artisti che nell’ultimo mezzo secolo ci si sono accostati. Anticipo la necessaria sbrigatività di certe affermazioni (pochi oggi sopportano di leggere più di cento parole). Se nel linguaggio visivo il vuoto, la sua valorizzazione, partendo dall’”incidente” Rondanini 3 , è stato inaugurato coscientemente almeno a partire da Fontana, il suo rapporto con l’architettura è stat...

IL SOGNO DI EUCLIDE E L'ARCHITETTURA IMPAZZITA

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  Nel sesto secolo prima di Cristo è arrivato quel visionario e ha         svuotato la materia pesante, veramente pesantissima, con cui i Greci costruivano i loro templi e le loro statue, l’ha resa leggera, eterea, astratta. Immaginatevi cosa voleva dire una volta sollevare una sola colonna del Partenone. Ma l’invenzione è andata avanti e altri l’hanno sfruttata: tanto per citarne qualcuno, Talete, Avogadro, Pitagora ci hanno dato dentro e così hanno calcolato il diametro della terra, misurato la spinta dell’acqua sui corpi, fatto giocare i bambini con i quadrati dei triangoli ecc ecc. Insomma hanno inventato un’architettura quasi perfetta, per gente che si muove nel mondo e pensa anche ai propri figli. Dovevano passare altri due millenni prima che un paio di toscani eredi degli etruschi, nati a Firenze per la precisione (quando ancora la città nella fossa in cui era nata non era impraticabile per l’afa in cui l’ha condannata la distruzione degl...

METASTASI

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    Metastasi Coyote di Joseph Beuys, NY   Vale la pena ritornare sull’articolo di Alberto Friedenberg (su Fyinpaper, La sorte dei collezionisti oggi ) circa le problematiche e le strategie del collezionismo nell’epoca del Postmodern. Stupisce prima di tutto l’indiscutibile vastità di informazione: mi domando chi abbia fornito all’autore tutti i dati in suo possesso. La storia del collezionismo, finita l’epoca in cui la Chiesa non aveva concorrenti e quella successiva dei grandi principi rinascimentali e barocchi, finita anche quella borghese degli “onesti” e modesti privati (lapsus freudiano, avevo scritto primati), tra i quali in fondo si potevano annoverare anche alcuni sinceri amateurs (del resto non mancavano neanche all’epoca di Vermeer), siamo passati a quella delle fondazioni (Christie’s e Sotheby’s) e dei fondi d’investimento e la solfa non cambia (si veda a questo proposito il bel dialogo fra Paul Virilio e Enrico Baj pubblicato da Elèuthera già vent’a...

TENEREZZA

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Poco meno di vent’anni fa (stava morendo l’artista citato nel post precedente) ho inaugurato il blog che qualcuno ha avuto la pazienza di seguire fino ad oggi. Ero già vecchio e quindi, riprendendo le fila abbandonate qualche mese addietro, ho pensato di cambiarne il titolo in “Fuori della dentiera”. Se ridete, mal ve n’incoglierà perché quei pochi rimastimi sono ancora aguzzi: quindi badate a voi. “Inaugurato”: con il rovesciamento della piramide che ai gazzettieri di Bene-amata memoria piace presentare edulcorata, mettendo al vertice i soliti Michelangelo e Leonardo e sotto a seguire i critici, i galleristi e alla base i collezionisti. E’ esattamente l’opposto, sostenevo: la base, ampia, indefinita, già allora sconfinata (comprende, manco a dirlo, dai sedicenti artisti agli Armani, le casalinghe di Voghera, abili nel pasciasciuttare o ricamare, i cartellonisti, i Basquiat ecc ecc e chi più ne ha più ne metta), sostiene la fila un po’ meno ampia dei teorici, compresi gli stessi gazz...

ARTE E PERIFERIA

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  Fabio Mauri non ha certo bisogno della pubblicità del mio modesto foglio, ma forse la sala espositiva dove ho visto la sua ultima mostra in Italia merita la fatica di illustrare le ragioni per le quali ho tirato un sospiro di sollievo: lontano dai grandi centri di interesse per l’arte da parte del capitale del liberismo selvaggio, le Grandi Biennali, Moma e via andare, almeno in certe zone in Italia l’Arte con la A maiuscola esiste ancora, mostra di avere ancora qualche chance e un pubblico: la periferia resiste alla massificazione, in alcuni dei centri storici c’è spazio per l’eccellenza. E che questo avvenga a Carrara, forse la città più disastrata d’Italia sul piano paesistico e ambientale, preda di un anarchismo urbanistico che ha perso le sue giustificazioni storiche, risultato anche qui di un capitalismo aggressivo di nuovo stampo (le cave fruttano ricchezze da capogiro a pochi fortunati eredi di concessioni e poco più che un lavoro da schiavi a tutti gli altri, i lavorat...