TENEREZZA
Poco meno di vent’anni fa (stava morendo l’artista citato nel post precedente) ho inaugurato il blog che qualcuno ha avuto la pazienza di seguire fino ad oggi. Ero già vecchio e quindi, riprendendo le fila abbandonate qualche mese addietro, ho pensato di cambiarne il titolo in “Fuori della dentiera”. Se ridete, mal ve n’incoglierà perché quei pochi rimastimi sono ancora aguzzi: quindi badate a voi.
“Inaugurato”: con il rovesciamento della piramide che ai
gazzettieri di Bene-amata memoria piace presentare edulcorata, mettendo al
vertice i soliti Michelangelo e Leonardo e sotto a seguire i critici, i
galleristi e alla base i collezionisti. E’ esattamente l’opposto, sostenevo: la
base, ampia, indefinita, già allora sconfinata (comprende, manco a dirlo, dai
sedicenti artisti agli Armani, le casalinghe di Voghera, abili nel
pasciasciuttare o ricamare, i cartellonisti, i Basquiat ecc ecc e chi più ne ha
più ne metta), sostiene la fila un po’ meno ampia dei teorici, compresi gli
stessi gazzettieri, fino ai professori universitari di estetica e questa quella
ancora più sottile dei mercanti d’arte (i galleristi, fino ai faccendieri,
battitori d’asta ecc) e infine al vertice i beneamati santi collezionisti (al vertice, vertice che
guarda il cielo e la stella polare, forse Pinault? ma no, oggi sicuramente Elon
Musk!)
Continuate a non ridere per favore: siamo seri. Di lanciare
nel vuoto (che mi contraddistingue) questo post è stata l’immagine mattiniera
(dopo aver pisciato verso le sette, mi concedo un’oretta di poltrita a letto!)
del formaggiaro da cui vado a rifornirmi il sabato mattina al mercato rionale:
mi accoglie la famiglia intera, Padre, Madre, cognata e figlia, con un largo
sorriso. La fretta e la decisione con cui faccio i miei acquisti (il frenetico
non ha tempo da perdere: deve scrivere il post e quindi non lo fa perdere ai
formaggiari) bastano a giustificare la tenerezza sincera con cui mi accolgono?
Le cinquanta svanziche che sgancio loro ogni volta condiscono indubbiamente il
sorriso delle persone che aiuto a sbarcare il lunario; ma sono sufficienti?
Il mio pensiero va allora ai poveri galleristi, che se la sudano
dalla mattina alla sera a inseguire quei pazzi che stanno (starebbero secondo i
gazzettieri) in cima alla piramide a inseguire il loro vuoto, perché in qualche
modo un terzo pazzo, un po’ più dotato di conquibbus, gli sganci qualcosa per
loro stessi e per i precedenti e che quindi, i galleristi ripeto, tirando un
sospiro di sollievo, lo riversano in gratitudine ai primi.
In tenerezza.
Beh, come tutto ciò è umano, come è caldo, come è giusto,
come ben s‘adatta al mondo che stiamo tutti vivendo e soffrendo. Oggi. In fondo
che differenza passa tra un formaggiaro e un gallerista? Dove sono finiti gli Yvon
Lambert, i Castello, le Sonnabend? (per la cronaca, tanto per fare un solo
esempio, il primo, oltre ad aver concesso al Gordon di sfondare la sua Galleria
a Parigi per andare a cercare, sotto in un buco, il fratello morto suicida l’anno
prima, per vent’anni -20, sic!- ha sostenuto “senza vendere neanche uno spillo”
il lavoro di uno come Christian Boltanski (parole dello stesso).
Ma guardiamoci nello specchio, dove sono finiti anche quei
Gordon e Christian in grado di sopportare anni di compromessi, di speranze
deluse, di macerazioni, di miserie?
FDL

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