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METASTASI

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    Metastasi Coyote di Joseph Beuys, NY   Vale la pena ritornare sull’articolo di Alberto Friedenberg (su Fyinpaper, La sorte dei collezionisti oggi ) circa le problematiche e le strategie del collezionismo nell’epoca del Postmodern. Stupisce prima di tutto l’indiscutibile vastità di informazione: mi domando chi abbia fornito all’autore tutti i dati in suo possesso. La storia del collezionismo, finita l’epoca in cui la Chiesa non aveva concorrenti e quella successiva dei grandi principi rinascimentali e barocchi, finita anche quella borghese degli “onesti” e modesti privati (lapsus freudiano, avevo scritto primati), tra i quali in fondo si potevano annoverare anche alcuni sinceri amateurs (del resto non mancavano neanche all’epoca di Vermeer), siamo passati a quella delle fondazioni (Christie’s e Sotheby’s) e dei fondi d’investimento e la solfa non cambia (si veda a questo proposito il bel dialogo fra Paul Virilio e Enrico Baj pubblicato da Elèuthera già vent’a...

TENEREZZA

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Poco meno di vent’anni fa (stava morendo l’artista citato nel post precedente) ho inaugurato il blog che qualcuno ha avuto la pazienza di seguire fino ad oggi. Ero già vecchio e quindi, riprendendo le fila abbandonate qualche mese addietro, ho pensato di cambiarne il titolo in “Fuori della dentiera”. Se ridete, mal ve n’incoglierà perché quei pochi rimastimi sono ancora aguzzi: quindi badate a voi. “Inaugurato”: con il rovesciamento della piramide che ai gazzettieri di Bene-amata memoria piace presentare edulcorata, mettendo al vertice i soliti Michelangelo e Leonardo e sotto a seguire i critici, i galleristi e alla base i collezionisti. E’ esattamente l’opposto, sostenevo: la base, ampia, indefinita, già allora sconfinata (comprende, manco a dirlo, dai sedicenti artisti agli Armani, le casalinghe di Voghera, abili nel pasciasciuttare o ricamare, i cartellonisti, i Basquiat ecc ecc e chi più ne ha più ne metta), sostiene la fila un po’ meno ampia dei teorici, compresi gli stessi gazz...

ARTE E PERIFERIA

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  Fabio Mauri non ha certo bisogno della pubblicità del mio modesto foglio, ma forse la sala espositiva dove ho visto la sua ultima mostra in Italia merita la fatica di illustrare le ragioni per le quali ho tirato un sospiro di sollievo: lontano dai grandi centri di interesse per l’arte da parte del capitale del liberismo selvaggio, le Grandi Biennali, Moma e via andare, almeno in certe zone in Italia l’Arte con la A maiuscola esiste ancora, mostra di avere ancora qualche chance e un pubblico: la periferia resiste alla massificazione, in alcuni dei centri storici c’è spazio per l’eccellenza. E che questo avvenga a Carrara, forse la città più disastrata d’Italia sul piano paesistico e ambientale, preda di un anarchismo urbanistico che ha perso le sue giustificazioni storiche, risultato anche qui di un capitalismo aggressivo di nuovo stampo (le cave fruttano ricchezze da capogiro a pochi fortunati eredi di concessioni e poco più che un lavoro da schiavi a tutti gli altri, i lavorat...